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Prefazione

Vita usi costumi curiosità, fattarelli e fattacci in Pisoniano,

attraverso la memoria dei nostri vecchi

La canapa

Nel vedere Pisoniano oggi, con il proprio terreno agricolo per lo più incolto, pieno di spini e di erbacce, ritornato in gran parte allo stato naturale di "macchia mediterranea", con solo poche "oasi" che mostrano la presenza del lavoro umano, uno potrebbe pensare che questo paese sia stato un luogo di rifugio di persone poco amanti del lavoro, o comunque di quello agricolo. Chi ha una certa età, neanche molto avanzata, però sa che questo è stato, e in parte lo è tuttora, un paese di contadini molto attivi, che hanno sfruttato il terreno al massimo, dissodandolo da boschi e da pietraie, terrazzando con muri a secco pendii molto ripidi e sfruttando pezzetti di terreno anche piccolissimi. Il territorio di Pisoniano, fino a tutti gli anni sessanta, sembrava un giardino, con le siepi ben curate che delimitavano e salvaguardavano i vari appezzamenti, con l'erba tagliata e gli scolti (foreme) efficienti. Ciò era dovuto sia alle leggi e ai Comuni, che obbligavano i contadini a pulire le siepi che davano sulle strade comunali, ma soprattutto alla laboriosità e al carattere particolarmente parsimonioso proprio dei pisonianesi: le siepi facevano ombra, e l'erba delle "dure", dei margini dei sentieri, delle strade, servivano da foraggio per le bestie. Particolarmente per l'asino, che quasi tutte le famiglie possedevano. Il fieno era sì prodotto, ma per lo più per essere venduto, particolarmente a quelli di S. Vito. L'economia di Pisoniano era un'economia agricolo-familiare, chiusa, che ha cercato sempre di essere autoctona, pur restando legata al prodotto dei campi e alla relativa lavorazione. Questo è avvenuto fino a quando i contadini risparmiatori non hanno scoperto la "campagna romana", gli "orti" di Roma e l'uva da tavola. Il contadino ha visto la possibilità di guadagnare di più e ne ha approfittato, trascurando i lavori più pesanti meno redditizi della campagna locale. Il colpo finale all'agricoltura locale glielo ha dato il "boom" edilizio di Roma che ha portato via le forze-lavoro da Pisoniano e l'urbanizzazione, che ha portato via da Pisoniano anche gli abitanti. Da rimarcare che un ruolo molto importante nell'economia agricola di Pisoniano, l'hanno avuto sempre le donne, le quali, oltre ai lavori domestici, se era tempo buono dovevano andare a fare i lavori di campagna (éno da i' fore a lavorà), se pioveva dovevano lavorare in casa: filare, tessere, fare la calza, cucire e rammendare. In questa economia povera, ma autosufficiente, un'importanza non indifferente l'ha avuta la produzione e la lavorazione della "canapa", indispensabile per produrre le stoffe utili alla comunità. Questa produzione, ai primi del novecento, è venuta sempre più scemando coll'avvento di un'economia più aperta e con la possibilità di comperare stoffe confezionate industrialmente, matasse di cotone e di lana. Decade la produzione e la lavorazione della canapa, legata al mondo agricolo, e nascono le sarte e le maglieriste, legate all'artigianato. La coltivazione e la lavorazione della canapa sono rimaste vive nella memoria dei nostri vecchi e noi l'abbiamo voluta rivivere con loro, sentendoli, facendoli parlare, facendo riemergere, in maniera più o meno nitida, immagini vive del passato. In questo lavoro, attraverso le parole dei vecchi che raccontano, stimolati dalle domande dei fratelli Domenico e Settimio Bernardini, si è cercato di far rivivere, in parte questi tempi. E questi racconti vi sono riproposti così, come sono stati narrati dai vecchi, con le loro stesse parole, con un discorrere non sempre lineare e un dialetto a volte un po' italianizzato. Una certa difficoltà grafica si è incontrata nel trascrivere il dialetto pisonianese, ricco di aspirate e di tronche e caratterizzato da costrutti particolari. Non è facile a leggersi, ma la traduzione a fianco, dovrebbe facilitare, oltre che la comprensione del testo anche la lettura del dialetto.

Augusto Rocca